BENVENUTI nel mio blog!!!

Innanzitutto bisogna capire cosa intendo io per recensione:

non per forza un riassunto del libro, a volte pure e semplici impressioni, valutazioni ed interpretazioni di quello che un libro mi ha o non mi ha trasmesso.

E non come pensa mio figlio "Brava mamma, così poi vengo da te e rubo il lavoro che hai fatto..."

Non è esattamente così che dovrebbero andare le cose.

Spero di comunicare il desiderio, la voglia e il piacere di leggere perché leggere è bello, è evasione, è libertà ed è cultura purché si capisca quello che si legge.

In più, nei miei commenti, spesso, voglio semplicemente ricordare il come o il perché un libro sia entrato a far parte della cerchia delle mie letture.

Sperando di condividere con voi questo e tanto altro ancora, mi auguro che la cosa sia reciproca e che la passione per i libri ci unisca!


Translate

domenica 7 dicembre 2014

Plotone d'esecuzione - I processi della prima guerra mondiale

Genere: Storico

Autori: Enzo Forcella ed Alberto Monticone

Da brivido già dalle prime pagine si denuncia,
che subito dopo la disfatta di Caporetto e per tutto il periodo della grande guerra,
come era assolutamente vietato fare o dire con qualsiasi mezzo e in qualsiasi modo:
manifesti, cartoline, canzonette, discorsi, opposizioni, ribellioni, proteste,
autolesionismo o atti di codardia insomma qualsiasi cosa fosse antipatriottista
o contraria alla guerra, era considerata anticonformista.
C'era chi era chiamato a sorvegliare sulla posta ma per fortuna era un lavoro difficile da gestire.
Poi c'era chi faceva propaganda e non senza ragione,
a scredito dei campi di concentramento del nemico.
Azioni (disertare, ammutinare) ed intenzioni (intendere)
atte a minare la tranquillità pubblica, 
erano considerate condanne per tradimento punibili
con la pena di morte immediata, col mezzo della fucilazione,
reclusione ordinaria, militare o ergastolo
(lavori forzati a vita) etc. etc...
Tutto questo andava così ad aumentare l'immenso cimitero di drammi umani,
anche se nel minore dei mali e dei casi erano sanzionabili solo con il pagamento
di un'ammenda che dipendeva dalla gravità del reato commesso.
Non c'è nulla di giusto in una guerra ma men che meno sentenze che
la lasciano dir lunga sui crimini attribuitigli poichè i giudici
non avevano il compito di stabilire di chi fosse la verità
ma di stabilire esempi di moralità e condotta.
Lo Stato attraverso il Comando Supremo ed i tribunali militari,
voleva, in questo modo, proibire che i poveri soldati analfabeti compivano iniquità
ed è per questo che le sentenze non mancavano
anzi dovevano essere da monito per eventuali sovversivi
e lo scopo principale di tale restrittiva disciplina era atto ad arginare le diserzioni,
i cedimenti in combattimento e la propaganda disfattista.
La Chiesa che ruolo ha avuto in tutto questo?
Ecco inoltre i sacrifici, le privazioni, le sofferenze, la crudeltà richiesti
per la maggior parte ai poveri contadini, a cui erano stati imposti e sottoposti.
Dopo tutto come non reagire?
Il contadino soldato era cresciuto ed aveva visto oltre al suo orto
anche la spregevole realtà del mondo,
quindi non era solo un atto di stanchezza o viltà,
adesso ne prendeva coscienza, conoscenza, posizione ed opposizione.
Ma da che parte stare?
Disertore o veterano, ladri od onesti, fedeltà o tradimento?
Non c'era nessuna differenza tra il bene od il male erano da considerarsi
"la stessa cosa" perchè "la guerra si chiama guerra e chi non scappa lo sotterra".
Da queste pagine si intuisce  che quello che più importava era restare vivi.
Allora perchè tutta quest'ingiustizia?
C'è da chiedersi se dietro alla sincerità di un soldato si celava davvero
un motto rivoluzionario e sovvertivo o era solo lo stato d'animo umano
in preda alla disperazione delle atrocità della morte?
Dietro una guerra ci sono tutti i volti di chi l'ha vissuta
e non possiamo ne dobbiamo vederla sotto un unico punto di vista
perchè milioni sono gli occhi da tenere in considerazione
e nessuno ha il diritto di dire chi è migliore o peggiore.
Se da una parte c'è il fervente dall'altra c'è, non meno priva d'importanza,
il codardo che non gli importa nulla di essere visto per quello che è
purchè si salvi la pelle.
In primis c'è da capire il clima dell'Italia in quel periodo e come i patriottisti,
anima democrastica ed "irrazionalista", la società civile,
si fondono insieme alla milizia, anima autoritaria e repressiva, la società militare.
Questa fusione, il più delle volte creava, per chi era costretto ad obbedire,
dei veri e propri attriti e divergenze di idee.
Alla luce di questi fatti, possiamo capire, inoltre, come è stato duro
e c'è voluta una spaccatura interna per decidere se l'Italia doveva
o non doveva entrare in guerra.
Spaccatura che gli italiani hanno dovuto accettare con il silenzio
e se il silenzio non c'era, allora, tra patriottisti e pacifisti
si innesca uno scontro che iniziava non ad armi uguali perchè laddove
i pacifisti si fermavano a smascherare un sistema giuridico errato,
nel caso inverso gli interventi erano tutti mirati a fermare coloro che
si macchiavano di codardia e vigliaccheria.
Ora un'ultima domanda è doverosa:
il fine giustifica sempre i mezzi?

1 commento:

  1. Ho preso questo libro in biblioteca in ricordo dei 100 anni
    trascorsi dalla 1° guerra mondiale
    perché il tempo che ci allontana da quegli avvenimenti
    non abbia a cancellare la memoria della storia
    ma vada ad istruire le nostre coscienze.
    Leggendo queste 166 sentenze ho scoperto una parte della nostra storia
    che forse sarebbe rimasta celata per sempre negli archivi di stato
    se qualcuno non si fosse preso la briga di renderla pubblica,
    mettendola nero su bianco.
    Grazie!

    RispondiElimina