BENVENUTI nel mio blog!!!

Innanzitutto bisogna capire cosa intendo io per recensione:

non per forza un riassunto del libro, a volte pure e semplici impressioni, valutazioni ed interpretazioni di quello che un libro mi ha o non mi ha trasmesso.

E non come pensa mio figlio "Brava mamma, così poi vengo da te e rubo il lavoro che hai fatto..."

Non è esattamente così che dovrebbero andare le cose.

Spero di comunicare il desiderio, la voglia e il piacere di leggere perché leggere è bello, è evasione, è libertà ed è cultura purché si capisca quello che si legge.

In più, nei miei commenti, spesso, voglio semplicemente ricordare il come o il perché un libro sia entrato a far parte della cerchia delle mie letture.

Sperando di condividere con voi questo e tanto altro ancora, mi auguro che la cosa sia reciproca e che la passione per i libri ci unisca!


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martedì 27 gennaio 2015

Al di là del ponte. Le peripezie a lieto fine di una bambina ebrea sfuggita alla Shoà

Genere: Racconto autobiografico

Autore: Regina Zimet-Levy

In un libro diviso in due parti, Regina descrive come viene, per la prima volta,
a contatto con i reduci dei campi di sterminio, mentre è su di una nave
che la porta verso la tanto attesa libertà.
Lì i ricordi le affiorano la mente come un film riavvolge il nastro
dei suoi ultimi sei anni da quando ha dovuto scappare, con la sua famiglia,
dalla sua casa in Lipsia in Germania.
Lipsia la sua primissima infanzia, Lipsia la grande famiglia di sua madre
che man mano si avvicinavano gli eventi funesti si andava via via abbandonando,
spinti dallo spirito di sopravvivenza.
Regina si era grandemente affezionata alla famiglia Rimalower,
marito moglie e tre figlie, chiamandoli addirittura zii seppur in realtà non lo fossero, lei era semplicemente nata in casa loro.
Ma gli occhi dei bambini hanno la capacità di vedere oltre la realtà
e in seguito una delle figlie dei Rimalower, Lotte, sposò veramente Leo,
il fratello di sua madre, divenendo così davvero sua zia.
Regina ha un animo generoso e ricorda con nostalgia il suo ingresso a scuola
e la sua miglior e fedele amica Ruth Kampfe che pur di starle vicina,
veniva a trovarla alla sera, di nascosto, rischiando la sua stessa vita a suo favore.
Iniziano, pian piano, a comparire i primi manifesti:
"E' vietato l'ingresso agli ebrei e ai cani"
e poi, via via, diventano sempre più numerosi, riducendo di gran lunga
gli spazi in cui poter andare e muoversi.
Non capiva il perché di tali divieti e tali distinzioni che creavano spaccature
là dove prima non c'erano.
Com'era possibile sentirsi diversi solo per via della religione?
Se c'è un solo Dio, non era forse uguale e unico per tutti?
È così che Regina Zimet insieme a suo padre e sua madre,
iniziano il loro lungo pellegrinare da una terra all'altra, da una città all'altra
[iniziato a Lipsia in Germania nel 1939 con la notte dei cristalli
e conclusosi in Palestina (attuale Israele) nel 1945].
Arrivano a Milano da dei loro parenti, da qui fino a Bengasi in Libia
(allora ancora colonia italiana) con destinazione: Palestina
(allora territorio sotto il mandato inglese).
Ma con l'inizio della seconda guerra mondiale dove l'Italia in un primo momento
si era dichiarata neutrale ed in seguito alleatasi con la Germania contro l'Inghilterra, furono rinchiusi, da prima, in un campo di concentramento
e di seguito costretti a fare ritorno in Italia come "prigionieri di guerra".
Dal carcere di Napoli vengono trasferiti in un altro campo di concentramento
quello di Ferramonti in Calabria come "internati civili di guerra".
Qui arriva una notizia che da una svolta alla famiglia Zimet,
possono scegliere di essere confinati in una delle tre province italiane
proposte dal ministero come "confinati civili di guerra" o "internati liberi".
Gli Zimet scelgono la provincia di Bergamo più vicina a Milano ed ai loro parenti.
In un viaggio giù e su dall'Italia, nella speranza e in cerca della loro salvezza,
giungono da prima a Bergamo dove si fermano presso la famiglia Borsa
e poi si trasferiscono a San Giovanni Bianco, poi a Serina
ma il loro viaggio non è ancora terminato.
Devono raggiungere la Svizzera la loro unica via d'uscita,
aiutati dalla brava gente del posto, tra mille peripezie raggiungono San Pellegrino,
Piazza Brembana, Piazzatorre e la Cantoniera di San Marco al passo con la Valtellina e poi giù verso Albaredo, Talamona e San Bello e proprio al di là del ponte di Ganda tra la paura più pura con i fascisti da una parte e i partigiani dall'altra, loro erano nell'occhio del ciclone.
Passeranno in quelle condizioni i loro giorni, sopravvivendo come possibile,
aiutati dalla famiglia Della Valle e aiutandosi vicendevolmente,
arriveranno fino alla fine della seconda guerra mondiale, che gli da la liberazione. 

Questo libro viene pubblicato per non smettere di ringraziare tutti coloro ai quali,
Regina e la sua famiglia, devono la loro vita.

2 commenti:

  1. La lettura di questo libro mi è stata suggerita dalla mia amica D.T.
    ed a lei che dedico la mia recensione, per esserle vicina in questo momento difficile, e proprio oggi, in occasione della 70esima giornata della memoria
    mi sono decisa a metterla nero su bianco, sperando che possa esserle di sprono
    e per incoraggiarla ad andare sempre avanti!

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  2. Questo libro mi ha fatto capire cose già acquisite
    ma con il tempo poi superate se non approfondite.
    In un certo senso, aprendomi gli occhi,
    mi ha fatto conoscere ancora di più la religione ebraica
    che crede nel Vecchio Testamento,
    parlandomi delle loro feste e delle loro usanze.
    Che pelle d'oca, nel vero senso della parola
    mentre leggevo questo libro, mi si è accapponata la pelle
    ed un formicolio ha invaso la parte sinistra del mio corpo,
    la parte del cuore, la più sensibile ed ha invaso tutto il mio corpo.
    Non è il primo libro che leggo sull'argomento
    ma ogni volta è come rimettersi nei loro panni,
    loro che dei loro panni sono stati privati, spogliati e derubati.
    Si comprende meglio e si capisce un pezzo di storia in più.
    Appunto, si comprende ma non si potrà mai e dico mai giustificarla!

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