è in un certo qual modo autobiografico,
nel sensore ci sono molte similitudini
in un paesino ligure Miragno*,
non ha avuto la fortuna
di conoscere suo padre
dato che morì,
quand'egli ebbe quattro anni.
Quel che seppe è che fu
un commerciante marittimo
e che quando morì,
lasciò l'enorme patrimonio
a sua madre,
la quale non lo seppe gestire,
quando lo mise con ingenuità
nelle mani di Malagna,
un furfante amministratore.
Fisicamente non si piace,
ha un occhio che lo caratterizza
ma tutto sommato si accetta.
La sventura o meglio sciagura
che si abbatte, dalla morte di suo padre
sul suo patrimonio, lo sferza.
Ma che inghippo, che tranello,
servì a Mattia per procurar un matrimonio, tra l'altro non felice,
dato che per ammogliar l'amico Pomino
resta lui stesso ammogliato
e con la "sposa" di lui, Romilda.
L'infelicità e la sua sfortuna
cominciano così...
La madre è costretta a vendere la sua casa
ed ad andare in casa con la nuora
e la consuocera.
Una situazione non per niente vivibile,
Mattia se ne duole,
chiede aiuto a suo fratello Roberto
il quale non è nelle condizioni
per poter dar loro una mano.
Per fortuna, interviene zia Scolastica,
a portarla via con se.
Mattia diventa padre
di due splendide bambine,
ma una muore subito, mentre l'altra
a distanza di un annetto.
Si allontana da casa per riflettere
della sua vita o fors'anche per scappare
e si ritrova a giocare al casinò
contraendo un'ingente vincita.
Ora che ha i soldi può tornare a casa,
ma apprende dai giornali
la notizia del suo suicidio.
Cosa fare? Tornare per chiarire
o approfittare dell'occasione
per sparire per sempre?
Ora che è creduto morto
ha la possibilità di liberarsi
della sua vecchia una vita,
di rinascere e rifarsene una nuova.
Dalla morte alla vita, una nuova vita.
Libero. Finalmente libero,
dalla suocera, dalla moglie, dai debiti
dal passato, da tutto o quasi.
Ma com'è vivere avendo
tutto il tempo per sé?
Non si può dire al cervello di ragionare
ne al cuore di amare,
ecco i dubbi e le prime nostalgie
d'aver abbandonato una vita normale
per inseguire un'utopia.
Ma soli a se stessi ci si può bastare???
Com'è stare al mondo
vivo per la morte e morto per la vita?
Come può costruirsi una vita di menzogne all'ombra di se stesso??
Ex bibliotecario, ex Adriano Meis,
ecco che resuscita,
ritorna al paesello per prendere possesso
della sua vecchia vita,
ma che comunque non gli appartiene più
perché se è vero che chi muore giace,
chi vive si dà pace!!!
C'è da dire che non è da tutti vivere tre vite
RispondiEliminacome le visse Mattia Pascal.
Che grand uomo, Mattia Pascal!
Non è da tutti poter dire
di essere chi si è.
Ho letto questo libro in comune,
o per meglio dire,
in una lettura condivisa con C.M.
Pirandello, proprio adesso,
a febbraio,
perché é uno dei più grandi maestri
dell'arte teatrale che denuncia
il dualismo di realtà e finzione.
Questa sua duplicità
è anche nella sua esposizione:
umoristica e filosofica.
E che profondità di pensiero
nel denunciare la vita!!!
Non vorrei usare un eufemismo
ma "tanto di cappello!" 😉😂😂😂
Ho avuto l'onore di leggere con te questo gioiello della nostra letteratura.
RispondiEliminaCome sempre il Pirandello mette in discussione l'uomo, la sua "prigione" data dalla vita stessa, prigione a cui non si può mai scappare. Sei stata già esaustiva nella tua recensione che non posso aggiungere altro.
Grazie Carmen,
Eliminaè stato un piacere leggere con te!
Allora, con impazienza,
alla prossima lettura!!! 😉👍